nothingtochance:

THE NEW OLD LIGHT / Hey!Cheese

attraversalospecchio:

Eloisa T. - Founder and P.R. @ NVDRSThe secret garden - 21x30 cm, Mixed media (ink, charchoal and eyeshadow) on coffee stained Fabriano paper.Di giardini segreti e fiori supersaturiEdere rampicanti, cancelli arrugginiti e attesa.*Anche che colore del cielo dice / Si ricomincia da qui*<*La fine del giorno, Nel giardino dei fantasmi (Tre Allegri Ragazzi Morti)*>Eloisa é uno dei volti che mi ricordano maggiormente i primi tempi a Milano. Abitavamo insieme quando questa città ancora ci spingeva e ci affascinava. E com’era difficile la quotidianità fatta di treni e università, ma, dio, che entusiasmo generava la novità. Il primo ritratto glielo feci ormai più di 10 anni fa. Questa é la versione aggiornata. Sogno ricorrente  Un sogno che mi capita di fare spesso, da quando ero bambina, è quello di camminare in un grande giardino. È un posto che conosco, è giorno e non ho paura, pur essendo un giardino molto fitto. Non ci sono animali, solo piante, moltissime, tanti rampicanti e fiori; io cammino con una meta precisa: devo raggiungere il centro del giardino, dove qualcosa (o qualcuno) mi aspetta. Non so cosa debba trovare lì, ma so che devo arrivarci, per cui continuo a camminare, determinata a raggiungere la meta. Prima o poi, spero di raggiungere quel qualcosa o quel qualcuno, ma al momento, ogni volta che sono vicina al centro, mi sveglio.   Sogno surreale  Non faccio sogni particolarmente assurdi, ma una situazione mi capita spesso: vedere me stessa all’infuori di me. Mi spiego meglio: assisto a scene con me protagonista, ma io sono una spettatrice esterna, come se osservassi la scena di un film. Talvolta invece sono anche io dentro la scena, ma vedo comunque me stessa come se fosse un’altra persona: ci sono volte in cui quella me stessa ha persino altre fattezze, non ha il mio corpo o la mia voce ma io (che la vedo da fuori) so che sono io quella lì dentro.   Incubo   A parte il classico incubo che capita a tutti: sprofondare nel vuoto, i miei incubi sono solitamente caratterizzati da una perdita. Sono sogni orribili, in cui perdo una persona (ma a volte anche qualcosa di fondamentale per me all’interno del sogno) e so che non avrò modo di riaverla. Talvolta la perdita coincide con la morte, ma non sempre: a volte è una partenza, un addio, qualcosa che ho dimenticato e non ricordo dove, ma in ogni caso, so che non si potrà tornare indietro. Spesso, da questi incubi mi capita di svegliarmi perché sto piangendo nel sonno.   Cosa trovi se attraversi lo specchio?  Oltre lo specchio c’è la tranquillità, l’assenza di ansie, preoccupazioni, ricerche, attese. Lo attraverso e davanti a me c’è un mare vastissimo, di quelli con i prati e gli scogli -hai presente? che però non fa paura, è un mare d’estate, non un oceano. Appena attraverso c’è un vento caldo e forte che mi soffia in faccia. È un vento fatto di parole: tutte le parole non dette, quelle dette che m’hanno fatto bene, quelle arrivate troppo tardi quando si era già sulle scale, quelle di tutti i libri che sono stati scritti e sono da scrivere, sono in tutte le lingue ma le capisco tutte, ci sono tutte le parole che volano nell’aria e così non ho più bisogno di leggerle, o sentirle, o aspettarle: sono lì, basta allungare la mano, o farsele soffiare addosso. Un vento così, che scaccia ogni pensiero.  Posto e momento migliori per dormire  Sebbene io sia una che dormirebbe anche sulle pietre, direi che il momento migliore, per me, è sempre quando ho il sole addosso. In spiaggia, su un prato, sul divano: non è rilevante, l’essere scaldata dal sole ha un potere estremamente rilassante su di me. Oltre a questo, sono tragicamente incapace a rimanere sveglia sui mezzi di trasporto: mi sono persino addormentata in moto da passeggera (più volte), quindi direi che anche quelli rappresentano luoghi a me consoni!

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Eloisa T. - Founder and P.R. @ NVDRS
The secret garden - 21x30 cm, Mixed media (ink, charchoal and eyeshadow) on coffee stained Fabriano paper.

Di giardini segreti e fiori supersaturi
Edere rampicanti, cancelli arrugginiti e attesa.
*Anche che colore del cielo dice / Si ricomincia da qui*

<*La fine del giorno, Nel giardino dei fantasmi (Tre Allegri Ragazzi Morti)*>

Eloisa é uno dei volti che mi ricordano maggiormente i primi tempi a Milano. Abitavamo insieme quando questa città ancora ci spingeva e ci affascinava. E com’era difficile la quotidianità fatta di treni e università, ma, dio, che entusiasmo generava la novità.
Il primo ritratto glielo feci ormai più di 10 anni fa.
Questa é la versione aggiornata.

Sogno ricorrente
Un sogno che mi capita di fare spesso, da quando ero bambina, è quello di camminare in un grande giardino. È un posto che conosco, è giorno e non ho paura, pur essendo un giardino molto fitto. Non ci sono animali, solo piante, moltissime, tanti rampicanti e fiori; io cammino con una meta precisa: devo raggiungere il centro del giardino, dove qualcosa (o qualcuno) mi aspetta. Non so cosa debba trovare lì, ma so che devo arrivarci, per cui continuo a camminare, determinata a raggiungere la meta. Prima o poi, spero di raggiungere quel qualcosa o quel qualcuno, ma al momento, ogni volta che sono vicina al centro, mi sveglio.

Sogno surreale
Non faccio sogni particolarmente assurdi, ma una situazione mi capita spesso: vedere me stessa all’infuori di me. Mi spiego meglio: assisto a scene con me protagonista, ma io sono una spettatrice esterna, come se osservassi la scena di un film. Talvolta invece sono anche io dentro la scena, ma vedo comunque me stessa come se fosse un’altra persona: ci sono volte in cui quella me stessa ha persino altre fattezze, non ha il mio corpo o la mia voce ma io (che la vedo da fuori) so che sono io quella lì dentro.

Incubo
A parte il classico incubo che capita a tutti: sprofondare nel vuoto, i miei incubi sono solitamente caratterizzati da una perdita. Sono sogni orribili, in cui perdo una persona (ma a volte anche qualcosa di fondamentale per me all’interno del sogno) e so che non avrò modo di riaverla. Talvolta la perdita coincide con la morte, ma non sempre: a volte è una partenza, un addio, qualcosa che ho dimenticato e non ricordo dove, ma in ogni caso, so che non si potrà tornare indietro. Spesso, da questi incubi mi capita di svegliarmi perché sto piangendo nel sonno.

Cosa trovi se attraversi lo specchio?
Oltre lo specchio c’è la tranquillità, l’assenza di ansie, preoccupazioni, ricerche, attese. Lo attraverso e davanti a me c’è un mare vastissimo, di quelli con i prati e gli scogli -hai presente? che però non fa paura, è un mare d’estate, non un oceano. Appena attraverso c’è un vento caldo e forte che mi soffia in faccia. È un vento fatto di parole: tutte le parole non dette, quelle dette che m’hanno fatto bene, quelle arrivate troppo tardi quando si era già sulle scale, quelle di tutti i libri che sono stati scritti e sono da scrivere, sono in tutte le lingue ma le capisco tutte, ci sono tutte le parole che volano nell’aria e così non ho più bisogno di leggerle, o sentirle, o aspettarle: sono lì, basta allungare la mano, o farsele soffiare addosso. Un vento così, che scaccia ogni pensiero.

Posto e momento migliori per dormire
Sebbene io sia una che dormirebbe anche sulle pietre, direi che il momento migliore, per me, è sempre quando ho il sole addosso. In spiaggia, su un prato, sul divano: non è rilevante, l’essere scaldata dal sole ha un potere estremamente rilassante su di me. Oltre a questo, sono tragicamente incapace a rimanere sveglia sui mezzi di trasporto: mi sono persino addormentata in moto da passeggera (più volte), quindi direi che anche quelli rappresentano luoghi a me consoni!

"I sit there thinking about how much courage it takes to live an ordinary life"

Colum McCann - Let the Great World Spin

nevver:

Today forever

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Today forever

"We sit in the mud and reach for the stars."

Ivan Turgenev, Fathers and Sons (via fyodors)

(Source: larmoyante, via fyodors)

jaymug:

All flies and goes - Frida Kahlo

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All flies and goes - Frida Kahlo

"[…]
Un imprevisto è la sola speranza.
Ma mi dicono che è una stoltezza dirselo."

Prima del viaggio - Eugenio Montale